Condivido un pensiero che non ha ancora ben preso forma nella mia mente ma su cui vorrei provare a confrontarmi.
Mi capita spesso di essere sottovalutato, lo dico senza falsa modestia dato che è anche colpa mia. Ultimamente però ho provato a domandarmi il perché è così e cosa ci guadagno.
Il pregio di essere sottovalutato è che posso essere valutato per quel che valgo in tempi successivi. Mi rendo conto che questo punto fa un po’ acqua.
Punto primo: la persona che valuta potrebbe non tornare mai più.
Punto secondo: essendo sottovalutato potrebbe accadere che io “mi sieda”.
Prima di spiegare nel dettaglio il secondo punto provo a vedere gli altri due casi: corretta valutazione e sopravvalutazione.
Nel caso di una corretta valutazione entrambe le parti sono felici.
Nel caso di una valutazione sopra la soglia reale si possono scatenare più meccanismi: chi mi valuta una volta realizzato il suo errore può pensare che io sia scarso, abbassando poi la sua percezione a qualcosa di ulteriormente inferiore per cui io risulterei meno “interessante” della realtà. Io invece potrei “montarmi la testa” e poi peccare di superbia o pretendere di avere qualcosa in virtù del mio stato (ancora peggio).
Sempre che anche in questo caso l’osservatore torni.
Questo è il caso peggiore, passo al successivo.
Nel caso di corretta valutazione invece il virtuosismo può nascere: chi mi valuta è soddisfatto della sua stima e io sono soddisfatto della valutazione ricevuta perché la sento mia.
Torno alla sottovalutazione: il virtuosismo si avvera solo nel caso in cui io so di avere le carte per poter cambiare, alle seguenti osservazioni, l’opinione dell’altro migliorando il “rapporto segnale rumore”. Quando prima facevo uso dell’espressione “che io mi sieda” intendevo dire che potrei eventualmente accontentarmi anche sapendo di valere un po’ di più.
Direi che anche nel caso di sottovalutazione il gioco non vale la candela.
Tutta questa purea di parole per dire: non vale la pena farsi sopravvalutare perché è dannoso, non vale la pena farsi sottovalutare perché in molti casi non è virtuoso. La cosa migliore che si può fare è mostrarsi per quel che si vale, nella speranza di poter sfidare sé stessi a migliorare nel tempo.
Ci proverò, altra cosa da migliorare negli anni a venire
5 commenti for Valutazione
Folletto Malefico | 13 gennaio 2010 at 18:17
Hoshimem | 13 gennaio 2010 at 20:57
Preferisco il “valutazione oggettiva con un minimo di sottovalutazione” in modo che il plus acquisti maggiore valore. Peccato che io finisca sempre nel farmi valutare oggettivamente ma un po’ sopra, quindi al primo errore ecco che sento mugugnare.
Folletto Malefico | 14 gennaio 2010 at 15:55
Intendo che solitamente quando succede come dicevi sopra che mi sto “sedendo” su qualcosa è perché c’è qualcos’altro di più interessante che mi attira in un’altra direzione. Non so però se sia causa o conseguenza…
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Ottima riflessione… bello il tag “selfimprovement”.
Ma per quanto riguarda le percentuali di distribuzione nella tua esperienza delle tre casistiche? Io personalmente ad esempio non ho mai avuto esperienza di una sopravvalutazione, quindi non ho idea di come potrebbe instaurarsi un rapporto di quel genere. O cmq, se c’è stata, non me ne sono accorto, il che probabilmente è ancora più grave… :/
Un appunto: il sedermi nel mio caso corrisponde ad un attivarsi in altri ambiti.