Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

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gen/10

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Valutazione

Condivido un pensiero che non ha ancora ben preso forma nella mia mente ma su cui vorrei provare a confrontarmi.

Mi capita spesso di essere sottovalutato, lo dico senza falsa modestia dato che è anche colpa mia. Ultimamente però ho provato a domandarmi il perché è così e cosa ci guadagno.

Il pregio di essere sottovalutato è che posso essere valutato per quel che valgo in tempi successivi. Mi rendo conto che questo punto fa un po’ acqua.

Punto primo: la persona che valuta potrebbe non tornare mai più.

Punto secondo: essendo sottovalutato potrebbe accadere che io “mi sieda”.

Prima di spiegare nel dettaglio il secondo punto provo a vedere gli altri due casi: corretta valutazione e sopravvalutazione.

Nel caso di una corretta valutazione entrambe le parti sono felici.

Nel caso di una valutazione sopra la soglia reale si possono scatenare più meccanismi: chi mi valuta una volta realizzato il suo errore può pensare che io sia scarso, abbassando poi la sua percezione a qualcosa di ulteriormente inferiore per cui io risulterei meno “interessante” della realtà. Io invece potrei “montarmi la testa” e poi peccare di superbia o pretendere di avere qualcosa in virtù del mio stato (ancora peggio).

Sempre che anche in questo caso l’osservatore torni.

Questo è il caso peggiore, passo al successivo.

Nel caso di corretta valutazione invece il virtuosismo può nascere: chi mi valuta è soddisfatto della sua stima e io sono soddisfatto della valutazione ricevuta perché la sento mia.

Torno alla sottovalutazione: il virtuosismo si avvera solo nel caso in cui io so di avere le carte per poter cambiare, alle seguenti osservazioni, l’opinione dell’altro migliorando il “rapporto segnale rumore”. Quando prima facevo uso dell’espressione “che io mi sieda” intendevo dire che potrei eventualmente accontentarmi anche sapendo di valere un po’ di più.

Direi che anche nel caso di sottovalutazione il gioco non vale la candela.

Tutta questa purea di parole per dire: non vale la pena farsi sopravvalutare perché è dannoso, non vale la pena farsi sottovalutare perché in molti casi non è virtuoso. La cosa migliore che si può fare è mostrarsi per quel che si vale, nella speranza di poter sfidare sé stessi a migliorare nel tempo.

Ci proverò, altra cosa da migliorare negli anni a venire :-)

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gen/10

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duemiladieci

Ho deciso di non scrivere una retrospettiva sul 2009 né di scrivere i miei “propositi” per il nuovo anno. Le retrospettive e i propositi contano per l’io, ma l’io è soltanto un insieme limitato rispetto a tutto ciò che mi accade intorno. Il 2009 è stato un anno positivo, il 2010 lo sarà anche di più ma vorrei che il mio percorso di crescita personale, di scoperta di nuove cose, di nuove esperienze e di cose fatte sia anche parte di qualcosa che non benefici solo me stesso.

Vorrei che le mie qualità possano essere utili non solo belle, è attraverso chi mi sta intorno che scoprirò qual è il reale valore di ciò che possiedo.

Dodici mesi sono troppo importanti da ridurre in un elenco a punti di fatti e narrazioni. Dodici mesi sono troppi per giocarmeli tutti il primo giorno con una serie di cose che vorrei fare o sognanti aspirazioni. Le terrò sempre ben presente comunque.

Sono felice.

Gli amici nuovi li sto pian piano scoprendo come pian piano sto scoprendo quello che sono in grado di fare e dare.

Forse dare è la parola chiave. L’unico modo per spostare il punto nevralgico da me a chi mi è vicino è quello di portare a termine obiettivi restituendo qualcosa nel processo.

La vita è troppo breve per guardarsi indietro dopo ogni passo ma è anche troppo lunga per essere pianificata. Un passo alla volta, forse è questo il banale segreto.

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