Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

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Ho appena finito di picchiare la testa contro il monitor tra una pagina e l’altra dell’infinita procedura di richiesta di un visto per andare UN GIORNO (che forse diventeranno 3) a Wimbledon e Londra a Giugno.

Mi sono già arenato quando hanno cominciato a fare domande idiote a cui non so rispondere.

Ora devo scassare le balle alla sede della mia azienda a Londra per farmi dire in ogni dettaglio dove starò e cosa farò… tra due mesi.

Le meraviglie di possedere una cittadinanza che sulla scena internazionale non vale un cazzo.

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Oggi mi sono ritrovato in una stanza con la sorella di mia nonna, una vera africana che non mi vedeva dall’età di 5 anni (ora ne ho quasi 24), che non spiaccica quasi una parola di inglese e che parla un dialetto di cui non conosco una singola parola.

Certo il video del matrimonio tribale di uno dei miei zii era bellissimo, ma anche lì… se non ci fossero stati mio padre naturale e mio zio a tradurre…

Sono queste situazioni che mi fanno capire che sono davvero un nero per caso.

Tra l’altro credo di avere una quarantina di parenti mai visti.

Un giorno vi parlerò della mia famiglia, anzi, delle mie famiglie.

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