Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

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giu/10

13

Ben di dio

Ben Harper è dio, cioè se dio esistesse e fosse un musicista sarebbe Ben Harper ma anche se non esistesse sarebbe Ben Harper perché Ben Harper è dio. Non c’è altra possibilità.

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Tutto quello che voglio fare è sdraiarmi al sole con Coltrane o Evans nelle cuffie e leggere. Leggere, leggere, leggere. Non libri di informatica, non libri di algoritmi, non libri di fotografia. Leggere, altro, ma leggere. Fino alla fine del sole, fino a.

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dic/09

10

Non me lo spiego

Che la mia band preferita siano i Coldplay lo sanno tutti. Lo sanno i miei dato che gliela meno da anni, lo sanno i miei colleghi per lo stesso motivo. Lo sanno i miei coinquilini perché ho un loro poster in camera e perché mi hanno rotto la tazza che ho preso al concerto, quei fetenti :D

Non tutti invece sanno che c’è stato un tempo in cui mi dilettavo nel canto (non puoi crescere con Musiq Soulchild e Marvin Gaye nelle orecchie e non aver voglia di cantare) e tra le mie mille peripezie mi è anche capitato di avere un gruppettino che ha avuto vita breve (troppo cazzari). Ok, ho anche cantato al meeting internazionale dell’azienda ma questo è materiale per un altro post :D

Dicevo: avevo un gruppo e passavamo da Bitter End dei Placebo a cose come Comfortably Numb dei Pink Floyd ai Coldplay appunto. Io ovviamente avrei preferito infilarci dentro anche tutt’altro nel repertorio ma andiamo avanti…

Oggi mentre mi riempivo la pancia di cibo giapponese è partita Yellow, quella strafottutissima canzone che mi fa sempre venire i brividi.

Sarei un uomo spento senza la mia band preferita, senza tutta la musica. Lo saremmo tutti. Spenti, morti e marci dentro, con capacità di comunicare mozzate. Non mi spiegherei altrimenti come tre accordi possano arrivarti in faccia come il vento a trecento all’ora per poi sollevarti letteralmente la pelle, mentre tu sei lì ad armeggiare con le bacchette al ristorante cercando di afferrare il tuo beef teriyaki.

Non me lo spiego.

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giu/09

26

Bye Michael

Michael (1972)

È strano come la morte di una persona tanto lontana possa scuotere così l’animo in un baleno. È strano anche il fatto che, grazie alle tecnologie, se ne venga al corrente con questo senso di pornografia di informazione a cui siamo abituati. Tutto è in tempo reale e tutto è in broadcasting in giro per il mondo.

Ho perso il conto di quante volte io abbia ascoltato le sue canzoni e i suoi dischi. Credo di aver logorato Thriller, di aver imparato a memoria Bad e adorato Off The Wall. Ricordo bene i mesi in cui tenevo a palla l’album Dangerous in macchina cantando a squarciagola Keep The Faith, Who Is It e Why You Wanna Trip On Me. Mi ricordo le volte in cui da piccolo tentavo di imitare le mosse del video di The Way You Make Me Feel e di Billie Jean o quando consumavo la cassetta del concerto del 1992 a Bucarest. Quando mi venivano le lacrime agli occhi ascoltando Man In The Mirror. Quando trovavo (e trovo) super una canzone come They Don’t Really Care About Us. Quando giocavo alla console Sega da un amico con il videogioco di Smooth Criminal. Quando non capivo come potesse camminare in quel modo sulla terra. Quando mi inventavo le parole di Wanna Be Startin Somethin’. Quando lo difendevo nei discorsi da bar. Quando vedevo la meraviglia negli occhi della gente se spiegavo che su Thriller han suonato i Kiss, Van Halen e i Toto. Quando per me era il più valido in mezzo a quel pattume che ascoltavano i miei coetanei alle scuole medie. Quando andavo in visibilio realizzando che faceva anche parte di una delle prime boy band della storia musicale.

Con un solo album ha cambiato il corso di uno intero stile musicale, con un passo ha cambiato generazioni intere di ballerini, con la sua voce e i suoi testi ha riempito le mie orecchie e la mia testa per tanti anni, e continuerà a farlo perché l’arte e il talento sono imperituri.

Chiuderei un po’ così:

Grazie Michael.

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mar/09

30

Mancanze

Sentivo la mancanza dell’album “Parachutes” dei Coldplay. Così delicato e intimo, così personale e in qualche strano modo casalingo. Ora sto ascoltando questa:

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mar/09

27

Mara

Mara è la ragazza del mio coinquilino, non c’è nessun altro al mondo che conosce tanti gruppi musicali quanti ne conosce lei :-)

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Mi sono deciso a pubblicare tre foto (clicca e vedrai le altre) tratte dal concerto dei Coldplay del 30 settembre a Milano.

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Questa perla tratta dal testo di una canzone è come impressa nella mia testa da 8 anni:

In the name of love and war took my shield and sword From the pit of the bottom, that knows no floor Like the rain to the dirt, from the vine to the wine. From the alpha of creation, to the end of time.

D’Angelo, The Root, Voodoo, 2000 (2 grammy, tanto per dirne una)

È anche l’album che ha iniziato il sottoscritto al neosoul insieme a Mama’s Gun di Erykah Badu.

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Si è parlato molto di stati d’animo associati ai colori. Io non ragiono a colori associati ai miei stati d’animo. Io ragiono a canzoni che nascono come rivelazioni nella mia testa, indipendentemente dallo stato d’animo. A volte sono di concerto, a volte non c’entrano davvero una mazza. Ma il mio cervello è così, che ci volete fare?

Stamattina mi è successa una cosa che ha leggermente cambiato la mia percezione di un po’ di cose quindi mi sento di condividere la mia canzone di oggi. Vediamo se deducete lo stato d’animo da soli.

Regina Spektor – On the Radio

This is how it works
It feels a little worse
Than when we drove our hearse
Right through that screaming crowd
While laughing up a storm
Until we were just bone
Until it got so warm
That none of us could sleep
And all the styrofoam
Began to melt away
We tried to find some worms
To aid in the decay
But none of them were home
Inside their catacomb
A million ancient bees
Began to sting our knees
While we were on our knees
Praying that disease
Would leave the ones we love
And never come again

On the radio
We heard November Rain
That solo’s really long
But it’s a pretty song
We listened to it twice
‘Cause the DJ was asleep

This is how it works
You’re young until you’re not
You love until you don’t
You try until you can’t
You laugh until you cry
You cry until you laugh
And everyone must breathe
Until their dying breath

No, this is how it works
You peer inside yourself
You take the things you like
And try to love the things you took
And then you take that love you made
And stick it into some
Someone else’s heart
Pumping someone else’s blood
And walking arm in arm
You hope it don’t get harmed
But even if it does
You’ll just do it all again

And on the radio
You hear November Rain
That solo’s awful long
But it’s a good refrain
You listen to it twice
‘Cause the DJ is asleep
On the radio
(oh oh oh)
On the radio
On the radio – uh oh
On the radio – uh oh
On the radio – uh oh
On the radio

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Ieri sono arrivato impreparato alla mia usuale lezione di pianoforte del giovedì. Avevo lasciato a casa il metodo per pianoforte, gli spartiti, tutto. Ma tanto non aveva importanza, i pezzi che sto studiando sono scolpiti nella mia testa.

La bella sorpresa è stata non trovare G., il mio insegnante-prodigio di 23 anni, ma C., una pianista altrettanto eclettica di 18 anni. Al suo primo giorno di lezione.

Per me è stata una esperienza piena. Mi ha dato un po’ di dritte su come semplificare alcune diteggiature secondo il principio adatta la musica a te stesso (io studio da 8 mesi, quindi sono tutto tranne che bravo). Poi ci siamo messi a provare Comptine d’un autre été L’après midi. La cosa figa è che non avendo lo spartito davanti le ho dovuto insegnare un po’ di battute. È straordinario vedere quanto questi prodigi imparino in fretta. Mi ha messo molta allegria farle da maestro per 10 minuti per poi vedermi correggere mentre continuavo a provare il pezzo a memoria.

E così, suonando e parlando, siamo giunti alla fine della lezione. Non so quale molla le fosse scattata relazionandosi con me ma ad un tratto ha deciso di farmi sentire i due pezzi che ha composto e ha voluto ascoltare attentamente le mie opinioni e le mie potenziali correzioni (globalmente ovviamente, non sono un compositore!). Le ho anche comunicato quali emozioni e luoghi immaginari si formavano nella mia mente ascoltandoli.

Lei mi ha lodato dicendo che avevo azzeccato tutto.

Perchè racconto di questo sul blog? Perchè grazie ad un incontro fortuito con una persona di 7 anni piú giovane ne sono uscito piú ricco, e spero anche lei.

Io amo la musica.

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