Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

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Ieri, in Piazza di Spagna a Roma, mi sono immerso nella lettura della parte rimanente del bellissimo libro “Lezioni di Fotografia” di Luigi Ghirri. Sarebbe da citare per intero ma mi limito alle pagine su cui ho fatto “l’orecchio”. Il libro è una raccolta delle lezioni tenute dal fotografo all’Università di Reggio Emilia durante il periodo 1989-1990. Ecco cosa diceva riguardo alle regole fotografiche:

Il problema dei principianti e le loro delusioni derivano proprio da questa non dico scarsa conoscenza, ma da questo scarso approfondimento delle regole. Incontro moltissima gente che dice: “Io a fotografare non imparerò mai, i numeri mi fanno impazzire”. Intanto i numeri sono due, sono tutti e due frazioni, il tempo in frazioni di secondi e il diaframma in frazioni di apertura, se uno si ricorda queste due cose e comincia a ragionarci si accorge che è veramente tutto di una semplicità enorme, non è niente di astruso, complicato o difficile. Vi sto mettendo di fronte a problemi risolvibilissimi con una pratica e un’attenzione normale. All’inizio dell’Ottocento, quando addirittura c’era ancora una percezione della chimica al confine tra l’alchimia e la magia, in tanti dicevano: date una macchina al mio portinaio, in due giorni diventerà un fotografo provetto.

Un paio di passaggi relativi al valore dell’attrezzatura:

Se prendete una macchina che sia manuale e automatica, o semiautomatica, l’automatismo, dopo aver fatto un certo tirocinio, vi permetterà di dimenticarvi della macchina. La macchina è assolutamente irrilevante per quello che riguarda il vostro modo di vedere, di rappresentare il mondo esterno, allora quando avrete acquisito una certa consapevolezza, a quel punto potrete adoperare anche gli automatismi.

Per quanto è possibile, leggete il libretto di istruzioni della macchina fotografica, c’è scritto tutto.

Infine, il valore della tecnica:

La tecnologia utilizziamola come liberazione, non come costrizione. Invece spesso in fotografia accade l’opposto: la tecnologia diventa l’impedimento a una liberazione. Quello che vorrei insegnarvi io, possibilmente, è proprio l’utilizzo semplice della tecnologia, per evitare di farla diventare un muro contro cui andiamo a sbattere tutte le volte che vogliamo fare una fotografia

Leggetelo, è anche più bello di quello che sembra.

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giu/10

6

Uomo senza

“Un uomo che non frequenta donne è un uomo senza. Non è un uomo e basta, nient’altro da aggiungere. È un uomo senza. Può dimenticarselo, ma quando si ritrova davanti, lo sa di nuovo. [...] Toccare la mano di una donna, per un uomo senza, è un salto nel sangue. Non ci si dovrebbe toccare, donna e uomo, facendo finta che è tutt’altro.”

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apr/08

14

Del voto

No, non e’ il solito post previsione sul voto. E’ abbastanza probabile che vinca la destra alla camera e speriamo non ci sia questa grande differenza al senato.

Quello di cui mi preme parlare pero’ e’ uno scorcio di come la vivo io da non-italiano (faccio fatica ad auto definirmi immigrato, perche` son venuto qui indipendentemente dalla mia volonta quando avevo poco piu’ di un anno).

La mia situazione e’ semplice: vorrei poter votare. Vorrei poter esercitare quel diritto che per tutti gli italiani e’ garantito ma che a me, essendo in Italia dal “giorno della mia nascita piu` 12 mesi”, e’ negato.

Capisco chi come auro era indeciso, chi rimanda, chi vota per il meno peggio. Non capisco pero’ chi non vota, astenersi significa far vincere il piu` forte.

Io non mi asterrei, io voglio votare, pagherei per poterlo fare.

Questo e’ perche’ proprio come dice il titolo del mio blog io sono casualmente africano ma per cultura, educazione (ah le elementari dalle suore, che ricordi!) e abitudini (nel bene e nel male) italiano.

Tempo fa fui contattato anche dal nascente Partito Democratico (che comunque non avrei votato essendo orientato al Partito Socialista…) per entrare nelle loro fila. Purtroppo ho dovuto declinare, ma io a sentire Enrico Letta parlare c’ero andato con ammirazione! Ho evitato di fare domande per il paradosso della situazione, ma ne avevo un po’ :-P

Che scopo ha pero’ interessarsi alla vita politica del paese quando poi non puoi fare alcuna differenza? Che scopo ha pagare, giustamente, le tasse ed usufruire dei servizi quando la burocrazia ti ride in faccia e non puoi fare comunque alcuna differenza?

Saro’ ingenuo ma io credo ancora che ci siano persone impegnate in politica a cui qualcosa importa, forse non a Roma, forse a Roma si siedono tutti, ma ci sono. Che esistono a fare queste persone se poi io non posso dar loro il mio sostegno attraverso il voto?

Cerco, ovviamente di dimenticare, la situazione di questa fetente legge elettorale che limita la forza del voto…

Sogno un’Italia in cui chi vive da Italiano possa dire la sua. Spero di non dovermene andare disgustato da mille cose come hanno fatto i miei amici Italiani che sono andati a cercare fortuna all’estero.

Sogno un’Italia in cui io possa scendere in politica, provando a dire la mia.

Chiedo perdono per gli accenti, ma le tastiere USA qui in ufficio a Milano non aiutano di certo.

…e ora vediamo chi ci governera’ in futuro :-) (ma gia’ lo sappiamo, no?)

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Questa è la traduzione della recensione che ho fatto sul blog in inglese di un libro che ho appena finito di leggere. È davvero bello e ha un titolo che in Italiano suona più o meno così: Il mio lavoro è finito in India (e tutto ciò che mi è rimasto è questo libro scadente)

Chad Fowler è una delle forze trainanti della community di Rails (e di quella rinnovata di Ruby). Se avete bisogno di lui per addrestrare il vostro team, per fare consulenza o parlare alla vostra conferenza, lui è l’uomo che cercate. È appassionato e interessato a ciò che fa ed è intelligente, il che mi sembra una combinazione davvero buona.

Le sue abilità nella scrittura hanno dato vita ad uno dei migliori libri-non-tecnici-ma-per-sviluppatori che io abbia mai letto finora.

My Job Went To India è come un viaggio attraverso il rinascimento della propria carriera professionale. Chad Fowler l’ha basato sulla sua esperienza di leader di un team offshore (a Bangalore) di una grossa compagnia di Information Technology.

Il libro è diviso in sei parti: Choosing your market (scegliere il mercato), Investing in your product (investire nel prodotto), Executing (esecuzione), Marketing…not just for suits (marketing…non solo per colletti bianchi), Maintaining your edge (mantenere il vantaggio), If you can’t beat ‘em (se non puoi batterli). Tutti insieme questi capitoli vi daranno molti suggerimenti su come procedere.

Mi sono particolarmente piaciute le comparazioni tra il modo di pensare degli Indiani e il nostro. Da questo libro nascono molte intuizioni (e indiscrezioni) utili.

Se prendete seriamente (come me) l’idea di procedere o fare un passo avanti nella vostra carriera o semplicemente evitare di perdere il lavoro questo è decisamente il libro per voi.

Andate a prenderlo!

My Job Went To India (And All I Got Was This Lousy Book)
Autore: Chad Fowler
ISBN: 0976694018

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Dal sito dell’autrice:

Publication Date for Harry Potter and the Deathly Hallows

Harry Potter and the Deathly Hallows will be published on Saturday 21st July 2007 at 00:01 BST in the UK and at 00:01 in the USA. It will also be released at 00:01 BST on Saturday 21st July in other English speaking countries around the world.

che tradotto suona come:

Data di pubblicazione di “Harry Potter and the Deathly Hallows”

Harry Potter and the Deathly Hallows verrà pubblicato Sabato 21 Luglio 2007 alle ore 00:01 BST nel Regno Unito e alle 00:01 negli Stati Uniti. Sarà rilasciato alla stessa ora, 00:01 BST, anche nelle altre nazioni anglofone del mondo.

Il titolo in Italia verrà sicuramente riadattato (letteralmente suona come “santi mortali” o giù di li).

Chissà quando arriverà da noi, intanto “WOW” (slogan gentilmente preso in prestito dalla patetica campagna pubblicitaria di Windows Vista :-P ).

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Altro libro, altra corsa.

Stanotte ho terminato la lettura dell’ultimo libro di Terry Brooks: I figli di Armageddon.

Titolo molto apocalittico per una storia decisamente apocalittica. Niente di nuovo sul fronte occidentale se conoscete Brooks, la sua saga di Shannara e quella dei “Cavalieri del Verbo”. È un libro in cui i due percorsi si intrecciano e al palo c’è solamente la sopravvivenza della razza umana.

Buon libro fantasy, non di certo il migliore da lui scritto. Non è fichissimoorribile. Vi deve piacere il genere (e magari aver già letto una ventina di libri precedenti :-P )

Aspettando il seguito…

Update: cercando il titolo del prossimo libro ho scoperto una cosa. Il motivo per cui le cose si intrecciano non è perché Brooks non sappia come andare avanti con le due saghe, ma perché è il prequel di tutta la saga di Shannara (intitolata “La Genesi di Shannara”). Insomma… che casino! :-)

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dic/06

20

Getting Real

Come ho scritto sul blog in inglese, ho appena terminato la lettura del libro Getting Real scritto dal team di sviluppatori web e web designer meglio noti come 37signals.com.

I “37signals” sono una manciata di persone (circa 5 o 6 credo) che hanno influenzato non poco il modo di fare web 2.0 negli ultimi anni. Basti pensare che sono dietro al successo di note applicazioni come Basecamp e il famosissimo Ruby On Rails.

Giovani, creativi, talentuosi e di successo (e a volte boriosi e arroganti, ma è comprensibile :-) )

Il libro non è altro che la summa (o meglio per parafrasarli, “il sunto”) delle loro esperienze nel creare e consegnare applicazioni di successo creando un guadagno per loro stessi e per la community intorno ai loro prodotti. È un libro che si legge in pochissimo tempo (io l’ho finito in meno di una settimana leggendolo online), scritto in maniera concisa ed efficace senza giri di parole intorno ai concetti che vogliono far arrivare al popolo.

Ne esistono tre versioni: gratis in HTML, a pagamento in PDF e a pagamento su carta. Fate vobis.

Non è affatto tecnico quindi non ci sono barriere per la lettura.

Il mio consiglio è di leggerlo se siete in qualche modo coinvolti nella creazione o gestione di una applicazione web (e non solo) oppure se volete capire come un team di persone che si contano sulle dita di una mano sia riuscita a creare prodotti che vanno a punzecchiare i big del mercato (o a creare un trend addirittura).

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dic/06

18

Nobel noioso

L’altro giorno ho finito di leggere Il Castello Bianco di Orhan Pamuk e l’ho trovato noiosissimo, nel vero senso della parola.

Il tizio quest’anno ha anche ricevuto il Nobel per la letteratura, sicuramente meritato (e sicuramente non grazie a questo libro) ma mi permetto di dire che deve aver fatto un lavoro mostruoso rispetto a quel libro.

La copertina è bella, la trama in linea di massima è pure interessante (è questo il motivo per cui l’ho acquistato) ma, tanto per farvi capire, ho impiegato di meno a leggere uno dei tre libri de “Il Signore degli Anelli” che le ultime 80 pagine.

Ha preso un vocabolario, ha selezionato gli aggettivi e li ha svuotati tutti nelle pagine centrali cercando di dare un senso a quello che scriveva, tra un aggettivo e l’altro. È prolisso, noioso e lento. Peccato, perché il signor Pamuk ha sicuramente fatto di meglio in questi anni. Chissà, magari un giorno proverò con un altro dei suoi libri.

Non posso fare altro che sconsigliarlo in pieno stile “guarda e passa”.

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Queste frasi sono tratte da un libro che si intitola “Caro Gesù, la giraffa la volevi propio così o è stato un incidente? I bambini parlano a Gesù

Caro Gesù, come mai non hai inventato nessun nuovo animale negli ultimi tempi? Abbiamo sempre i soliti. — Laura
Caro Gesù, forse Caino e Abele non si ammazzavano tanto se avessero avuto una stanza per uno. Con mio fratello funziona. — Lorenzo
Caro Gesù, abbiamo studiato che Tommaso Edison ha inventato la luce. Ma al catechismo dicono che sei stato tu. Per me lui ti ha rubato l’idea. — Daria

e quella che solleva una questione davvero interessante:

Caro Gesù, invece di far morire le persone e di farne di nuove, perché non tieni quelle che hai già? — Marcello

da Corriere.it

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Giovedì ho terminato di leggere l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio e devo dire che l’ho trovato piacevole.

L’autore è un magistrato dell’antimafia di Bari di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza fino a qualche settimana fa, quando è stato invitato alle Invasioni Barbariche della Bignardi.

Il libro è scritto bene, leggero, coinvolgente ma non avventuroso. Il protagonista è una proiezione del magistrato sottoforma di avvocato di successo ma che non scade mai nelle impersonazioni grishamiane un po’ fotocopia.

Considerando che l’ho letto in meno di tre giorni direi che è anche scorrevole :-)

Magari comprerò gli altri due.

ps. purtroppo niente BarCamp Torino per me, mea culpa :-(

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