TAG | foto
Ho aperto un sito cercando di infilarci alcune mie foto, poche ma buone insomma: http://www.lawrenceoluyede.com/
Ho anche scritto un post in cui parlo della fantastica fotografa Sally Mann
Cosa
Avete presente quelle foto fatte dalle compatte o dalle reflex che però hanno tutte un colore giallo/arancio? Ecco. Son quelle foto in cui sembra che tutti (compresi i mobili e gli altri oggetti inanimati) abbiano l’epatite. Non è bello far sembrare la gente sorridente un po’ malata. Siccome non è giusto che mi lamenti senza spiegare come evitare il problema a posteriori, ho provato a fare un mini tutorial su come togliere il giallo dalla foto in maniera semplice. Alla fine del post cerco di spiegare perché le foto (di solito scattate durante una cena al ristorante) escono gialle e come evitare, in anticipo, che questo accada.
Come
Partiamo dalla foto “gialla” (uso una foto che ho trovato nel mio hard disk, per non offendere nessuno):
Questo è il risultato finale di una foto dove gli oggetti hanno il colore più realistico possibile:
Photoshop (con un file JPEG): dal menù immagine (Image) selezionate i livelli (oppure con Ctrl+L, Mela+L) e vi compare la seguente finestrella:
Selezionate la pipetta indicata dalla freccia a sinistra (la pipetta colorata di nero) e cliccate sulla parte più scura dell’immagine (preferibilmente qualcosa di nero al 100%). Selezionate la pipetta bianca e cliccate sulla parte bianca della vostra immagine (anche qui meglio se bianco al 100%). Il risultato sarà verosimilmente la nostra foto finale di cui sopra.
Photoshop (con un RAW aperto da Camera RAW): premete I (i di imola non la elle) e cliccate su un punto bianco (oppure nero) della vostra immagine. Anche qui vale la stessa regola di prima: meglio un punto totalmente bianco o totalmente nero.
Gimp: dal menù Colors (Colori?) selezionate Levels, il resto è come con Photoshop
iPhoto: dopo aver aperto/importato l’immagine gialla selezionate il bottone Edit, poi il bottone Adjust. Regolate Temperature e Tint finché non vi sembra di ottenere una tonalità naturale
Immagino che la procedura sia simile anche per altri programmi a cui però non ho accesso. Confido nelle vostre risorse.
Perché
Premessa: lascio da parte la fisica e le teorie sul colore. Quando scattate una foto non fate altro che catturare della luce diretta o che viene riflessa dagli oggetti circostanti. Questa luce attraversa il diaframma della macchina fotografica per essere memorizzata dal sensore (o dalla pellicola). Essa ha un colore (o più di uno nel caso di sorgenti di luci diverse) anche se appare bianca all’occhio umano (in breve: perché è una combinazione RGB). Il colore, banalmente, si misura in temperatura colore (usando i gradi Kelvin): più è alta la temperatura colore più il colore è freddo. Riformulo: i colori freddi (verso il blu) hanno altissima temperatura, quelli caldi hanno una temperatura bassa (verso il rosso). La temperatura di base a cui sono impostate le reflex digitali (di solito) è 5500 °K (la luce del giorno, cercate “daylight” nel manuale o nelle impostazioni). La temperatura delle lampadine al tungsteno è di 3200 °K circa. Quello che nelle reflex è indicato come “bilanciamento del bianco” (white balance) non è altro che la regolazione di questa temperatura in base alla luce dominante della scena che state fotografando. Ora ci sono tutti gli elementi per capire il perché delle foto gialle.
Conclusione
Fate attenzione all’impostazione del bilanciamento del bianco della vostra fotocamera in base alla luce dell’ambiente. Se scattate in RAW potete facilmente correggere l’eventuale “errore” di bilanciamento a posteriori.
Firmo il retro di due foto mentre ascolto la colonna sonora di “In the mood for love” di Wong Kar-Wai. Nat “King” Cole con Te Quiero Dijiste scorre dentro di me. A me Kar-Wai sta già simpatico, come può non star simpatico uno che si chiama Wong Kar-Wai e crea una tale perla di film?
Confucio diceva “Chi parla senza modestia troverà difficile rendere buone le proprie parole”. Io, senza falsa modestia, dico che in questo momento mi sento fortunato perché sono sicuro di aver realizzato qualcosa di buono. Una persona, che ringrazierò per l’eternità, mi ha chiesto di acquistare due mie foto. Questo bel gesto mi ha fatto ricordare nuovamente quanto sia bella la fotografia perché mi ha permesso di sedermi sulla mia scrivania di vetro illuminata dalla luce della lampada da tavolo, prendere in mano una penna e scrivere lentamente il mio nome in corsivo sul retro di due pezzettini di ricordi. Kafka aveva ragione a dire che si fotografa per allontanare immagini dalla propria mente. Per poterle avere sempre davanti agli occhi, aggiungo io.
Grazie E.
Mara è la ragazza del mio coinquilino, non c’è nessun altro al mondo che conosce tanti gruppi musicali quanti ne conosce lei
Il modo migliore per fare in modo che quattro persone possano comunicare in asincronia e con efficacia è decisamente il frigorifero.
Questo è uno “snapshot” di uno dei nostri due frigo preso il 7 marzo 2009.











