Sì, sto benissimo. No, non ho voglia di scrivere niente di sensato e corposo per cui pazientate. Ho provato a creare un micro set di foto su Flickr a tema. Negli anni ho cambiato varie volte “il mio colore preferito”. Era giallo, poi ho provato a farmi piacere il blu, probabilmente anche qualcos’altro per poi banalmente scoprire che il nero era quello che cercavo. Io nel nero non ci vedo la tristezza e nemmeno granché i toni cupi. Ci vedo decisione, l’assorbimento di ogni tipo di colore più che quella che si definisce “assenza di colore”. Insomma, per me il nero è il colore perfetto, perché si frega tutti gli altri. Il nero mi ricorda le tavole di Frank Miller dove i personaggi sembrano spuntare dal nero per definire la propria essenza con il bianco. Forse è per questo che mi piacciono i bianco e nero decisi e contrastati. Boh, lo scoprirò, intanto il set:
Ieri sera all’una passata ero lì alla fermata del tram a guardare le due foto che avevo scattato ad una mia amica incazzato perché ho il flash da troppo poco e non ho ancora imparato ad usarlo come vorrei e le foto che ho fatto avrebbero potuto essere fatte meglio. Però ad un certo punto nell’iPod è partita la cover acustica di Wonderwall degli Oasis e tutto mi sembrava più importante e più spesso.
Gli Oasis sono alla frutta, io no. Per cui arrivato a casa a notte fonda ho riguardato le foto sul computer e mi sono accorto che non erano poi così male, non come erano nella mia testa, ma non male.
Da settimana prossima la mia immersione nella fotografia aumenterà, non ricordo un coinvolgimento così bruciante con una disciplina come quando mille anni fa mi avvicinai allo sviluppo del software. Boh, speriamo che non si disperda nelle ceneri come una fenice.
Voglio fotografare ogni cosa, ogni cosa. Ma non come i giapponesi turisti, magari come Toshihiro Oshima che è giapponese ma è bravo a chilate. Insomma, fo-to-gra-fa come si deve, mica quisquilie.
È passato un anno, un anno dal giorno in cui ho spostato il mio culo dal paesello uscendo dalla mia casa (dire casa dei miei è davvero brutto) in direzione Milano nella casa in cui vivo con tre coinquilini “suonati”
. Inutile dire che le peripezie sono state molte, infinite, direi che la metà di esse le ho scordate e l’altra metà mi verrà in mente dopo che avrò terminato di scrivere questo post in cui in teoria dovrei raccontarle.
Partiamo da cosa lo spostamento mi ha dato. Sorvolo sui cliché dell’indipendenza, l’autonomia, il lavarsi e stirarsi le cose (stendo un velo pietoso sul cucinare perché sono totalmente incapace e svogliato). Il punto è che sono sempre stato un tipo metropolitano nel cuore. Più una città è grande, caotica e dispersiva più io mi trovo bene. Ora, magari tra 20 anni la penserò in modo diametralmente opposto. Milano a me piace, ripeto: Milano a me piace. E in questi dodici mesi ho accumulato abbastanza esperienza per sentirmi credibile mentre lo pronuncio.
Possibilità è la parola chiave. In ordine vagamente cronologico (nel senso che io non mi ricordo mai un cavolo per cui non sono mica sicuro che sta roba sia davvero nell’ordine in cui ve la racconto): concerto Coldplay al Forum (ma qui stavo ancora al paesello), ho conosciuto parte della comunità dark milanese (di cui non sapevo e so assolutamente una mazza), mi son ritrovato alla festa di compleanno di una ragazza dark vestito tutto colorato, ho imparato molto sull’omosessualità (il side effect dei paeselli è che raramente ti aprono la mente sulle questioni “scomode”, indipendentemente da come la pensi in partenza), sono stato al FOWA 2008 a Londra (la più bella conferenza a cui io sia mai stato). Ricordo di essermi trasferito il giorno dell’Arduino Camp (il che è paradossale), ho organizzato una festa a tema, sono stato al concerto dei Killers e due giorni dopo a quello di John Legend, ho conosciuto un sacco di persone con la passione dell’hiphop tra cui quella che ora è diventata una cara, carissima amica. Ho frequentato per un po’ una ragazza per cui avevo perso la testa (e ne ho parlato ai miei, il che per come sono fatto io è un evento della portata della resurrezione di Maometto e Gesù contemporaneamente a ritmo di Club Tropicana), ho rinsaldato amicizie e viaggiato un pochino in giro per l’Italia, sono ovviamente tornato a Londra. Ho rivisto vecchi e nuovi geek alla PyCon tenendo uno speech per la mia prima volta.
Mi sono svegliato una mattina con la bruciante voglia di imparare a fotografare e non si torna indietro, ho conosciuto un po’ di persone con cui condividere questa passione, ho saltato al concerto dei Depeche Mode, a quello di Erykah Badu e a quelli di Joan as a Police Woman e della “mia adorata” Regina Spektor.
Sono stato in vacanza in Sardegna per due settimane e calcolando che non vedevo il mare dal 2005 direi niente male. Grazie ad un colpo di fortuna astronomico e a tanta gentilezza altrui ho rivisto i Coldplay ad Udine dalla tribuna VIP, ho ricevuto offerte di lavoro, ho partecipato ad eventi quali il Cloud Forum, la Startup Night. Mi sono anche infilato “abusivamente” in un mini corso sulla stampa in bianco e nero (di cui ho capito poco niente) e ho improvvisato un photoshoot per cercare di imparare sempre di più sulla fotografia.
Ho visto la sfilata di Cavalli, ho ballato in piazza Duomo trasformata in una discoteca a cielo aperto e ho perso persino gli occhiali da vista. E sono stato alla BlogFest 2009 a Riva del Garda.
Ne ho fatte di cose, Milano mi sta cambiando (io penso in meglio perché sto solidificando le mie fondamenta). La mia famiglia mi manca, anche se non sono molto bravo a dirlo e mi perdo sempre via nelle mille cose che faccio.
Per il futuro? Settimana prossima comincio una scuola serale di fotografia (effettivamente questo post fa schifo ma se non ricomincio a scrivere ora non ricomincio più quindi… perdonatemi).

È strano come la morte di una persona tanto lontana possa scuotere così l’animo in un baleno. È strano anche il fatto che, grazie alle tecnologie, se ne venga al corrente con questo senso di pornografia di informazione a cui siamo abituati. Tutto è in tempo reale e tutto è in broadcasting in giro per il mondo.
Ho perso il conto di quante volte io abbia ascoltato le sue canzoni e i suoi dischi. Credo di aver logorato Thriller, di aver imparato a memoria Bad e adorato Off The Wall. Ricordo bene i mesi in cui tenevo a palla l’album Dangerous in macchina cantando a squarciagola Keep The Faith, Who Is It e Why You Wanna Trip On Me. Mi ricordo le volte in cui da piccolo tentavo di imitare le mosse del video di The Way You Make Me Feel e di Billie Jean o quando consumavo la cassetta del concerto del 1992 a Bucarest. Quando mi venivano le lacrime agli occhi ascoltando Man In The Mirror. Quando trovavo (e trovo) super una canzone come They Don’t Really Care About Us. Quando giocavo alla console Sega da un amico con il videogioco di Smooth Criminal. Quando non capivo come potesse camminare in quel modo sulla terra. Quando mi inventavo le parole di Wanna Be Startin Somethin’. Quando lo difendevo nei discorsi da bar. Quando vedevo la meraviglia negli occhi della gente se spiegavo che su Thriller han suonato i Kiss, Van Halen e i Toto. Quando per me era il più valido in mezzo a quel pattume che ascoltavano i miei coetanei alle scuole medie. Quando andavo in visibilio realizzando che faceva anche parte di una delle prime boy band della storia musicale.
Con un solo album ha cambiato il corso di uno intero stile musicale, con un passo ha cambiato generazioni intere di ballerini, con la sua voce e i suoi testi ha riempito le mie orecchie e la mia testa per tanti anni, e continuerà a farlo perché l’arte e il talento sono imperituri.
Chiuderei un po’ così:
Grazie Michael.
one, two, step
Originally uploaded by neropercaso
Ricordo quando alle scuole medie i miei compagni ascoltavano le Spice e gli 883 mentre io canticchiavo nella mia testa canzoni di Busta Rhymes e Tupac Shakur. L’hiphop è sempre stata una parte di me che io ricordi. Non so esattamente quando cominciai ad ascoltarlo, affinità elettiva forse.
O nacque dal fatto che mi è sempre piaciuto ballarlo, ho dei ricordi stiracchiati di me che cercavo di imitare le mosse di Jacko, boh. Ho una pessima memoria.
Ciò che conta però è che non potrei vivere senza l’hiphop in almeno una delle sue forme, quindi immaginatevi la mia faccia quando mi son ritrovato al Move ad Aprile! Centinaia di bambini, ragazzi e adulti lì a sfidarsi condividendo, più o meno appieno, una delle mie passioni.
Domani si parte per Londra (per la quarta volta), si vede che sta città mi piace decisamente
Spero di riuscire a fare un po’ di foto decenti con la macchina a pellicola
Starò lì fino al 6, poi di corsa in Italia perché il 7 parto per Firenze per il PyCon. Quest’anno terrò un talk (per la prima volta) su Erlang e Python, speriamo in bene
Rompo la consuetudine di post personali per annunciare una cosa che è relativa alla mia vita professionale: la terza edizione della conferenza dedicata al linguaggio Python è pronta. Si terrà l’8, il 9 e il 10 maggio sempre in quel di Firenze.
Abbiamo raccolto le proposte di talk, le abbiamo fatte votare dalla comunità e abbiamo finalmente composto il programma! Le votazioni sono state pubbliche, per questo abbiamo anche pubblicato criteri e classifica dei vari talk.
Tra gli speaker quest’anno avremo il creatore del linguaggio in carne e ossa, Guido Van Rossum, ad aprire le danze seguito da Alex Martelli, Raymond Hettinger, Fredrik Lundh, David Boddie e rullo di tamburi, l’amico Antonio Cangiano da sin troppo tempo confinato nel freddo Canada
.
Si parlerà di cloud computing, Python 3.0, Erlang, Qt, PyInstaller, intelligenza artificiale, Django, bioinformatica (!!), robotica, finanza, videogiochi e tanto altro. Non mancate!
Sempre degna di nota è la sessione recruiting in cui aziende e sviluppatori potranno trovare un punto di contatto (se non ricordo male l’anno scorso varie persone hanno trovato un impiego direttamente alla conferenza, quindi non sottovalutate la sessione!).
Ah! Se siete interessati a donazioni contattate pure il comitato organizzativo (ma anche se siete interessati a donazioni o anche solo per informazioni). Insomma fatevi un giro su www.pycon.it
ps. per la prima volta anche io presenterò qualcosa quindi mi faccio l’in bocca al lupo da solo
Settimana scorsa mi sono praticamente autoinvitato ad una festa di cui al momento non sapevo nulla. Non mi sono letteralmente autoinvitato ma questo non ha molta importanza. Quel che ha importanza è il fatto che la misteriosa festa poi sia diventata un progetto concreto culminato in una serata molto particolare.
Abitando da poco a Milano ammetto che è stata la mia prima volta ad un happening così mondano
.
Virgin Active (il circuito di palestre della Virgin) ha organizzato un party al retrogusto VIP allo Spazio Revel a Milano e io, Rossella, Enrico, Alessandro e Francesca eravamo presenti in quanto (secondo me
) gente cool e diciamocilaverità: blogger.
Armato di amica al seguito mi sono tuffato nei meandri della serata nella quale hanno fatto capolino Marco Columbro, Luisa Corna, Dj Ringo e l’unico vero VIP della serata (almeno secondo me): Andrew Howe. Credo ci fosse qualche non meglio precisato ex-inquilino/a della casa del Grande Fratello ma non mi ricordo come cavolo si chiama quello che ho identificato io quindi passo
(e questo la dice lunga sulla vippitudine dei soggetti, oppure sono io a non essere affatto aggiornato).
Al di là di modelle, ospiti noti e meno noti, la parte interessante è stata una serie di strani pezzettini apparentemente slegati tra di loro che amalgamati e shakerati con un sano divertimento hanno realizzato una piacevole serata. Mi riferisco alla musica dal vivo, al body painting, al dj set, allo spettacolo nella vasca trasparente, al mangiatore di fuoco, ai balletti, ecc. ecc.
Insomma, l’organizzazione ha passato il test, anche se magari più cibo e bibite analcooliche (hahaha lo so, sono un rompipalle) sarebbero state gradite
Segnalo che in autunno ci sarà l’inaugurazione di un’altra palestra del circuito Virgin e, udite udite, si mormora che Branson in persona ci farà un salto.
E questo è tutto. Forse è meglio che torno ai post introspettivi ahhahaha.
ps. grazie mille a Cristiano dato tutto lo sbattimento che si è fatto per l’organizzazione e per star dietro alle nostre mille domande
Sentivo la mancanza dell’album “Parachutes” dei Coldplay. Così delicato e intimo, così personale e in qualche strano modo casalingo. Ora sto ascoltando questa:




