Il titolo sarebbe dovuto essere I don’t do podcasts ma va bene anche cosi.
Finalmente posso dirlo al mondo (perlomeno a chi legge sto blog): a me i podcast non piacciono e non sono mai piaciuti.
Sinceramente non ho mai capito sto “fricchettonismo” del podcast. Non discuto sul fatto che in alcuni casi possano essere utili o che magari con l’IPod possano diventare anche… accettabili ma per il resto… bleah!
Il motivo per cui io dico no ai podcast è perché, almeno per me, non permettono di fare più cose contemporaneamente (l’ascolto richiede maggiore concentrazione della lettura), non sono statici (nel senso che se perdo un concetto o una frase devo tornare indietro nello stream, mentre in un articolo basta che rileggo la frase) e perché nella maggior parte delle volte (quasi sempre) sto ascoltando musica che devo mettere in pausa per ascoltare il podcast di turno (la cosa che più mi infastidisce
).
Ecco l’ho detto. Ora posso vivere in pace.
Update: leggendo i commenti mi sono riappacificato con me stesso perché non sono l’unico ad avere dubbi sull’efficacia del mezzo di comunicazione. Ludo ha perso l’entusiasmo dopo aver smesso di fare le pulizie del sabato, Andrea li deve ancora inquadrare, Davide ragiona sul modo in cui si fruisce dei contenuti, Federico ha praticamente lasciato perdere dopo l’università e scotu richiede gentilmente un aggiornamento al cervello… insomma il fronte si allarga
Update numero 2: leggo tramite Punto Informatico che Audioblogger (di Odeo) chiude i battenti. La maledizione del podcast ha avuto il suo effetto
(scherzo)
















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