Allora, non si cominciano le frasi con allora. Almeno così mi dicevano a scuola. Chissenefrega.
Questo post era cominciato facendo riferimento alla serie How I Met Your Mother (da vedere assolutamente) qualche giorno fa ma il riferimento non mi piaceva più quindi facciamo senza riferimento al riferimento.
Dopo tre estati di NON vacanze (nel 2005 facevo l’animatore in Sicilia, nel 2006 ho passato il tempo a fare il Google Summer Of Code con 599 altri studenti nel mondo, nel 2007 ho passato l’estate cercando lavoro) sono finalmente andato in un posto tanto agognato: Londra.
Partiamo dall’ultima sera: Primrose Hill (foto non mia) con N. È uno dei posti più belli da cui guardare lo skyline di Londra dall’alto sia di giorno che di notte. Questo per dire che trovo Londra una città in cui vale la pena fermarsi e osservare. Osservare i luoghi, l’arte, il traffico, gli inglesi, i turisti, la storia, i parchi, la mappa della metropolitana, i bus a due piani, i taxi tutti uguali, le mie 977 foto più 2 o 3 video, le 10000 foto impresse nella mia memoria, le strade, la strana segnaletica su queste strade, le indicazioni per non restarci secchi su queste dannate strade perché ti dimentichi che sti simpaticoni guidano nel senso opposto.
Ho anche conosciuto talmente tanta gente da tutto il mondo che solo Facebook (che hanno TUTTI) può mettere ordine in quel diluvio di primi piani contenuto nelle mie foto.
Inutile che stia qui a elencare tutte le cose che ho fatto e visto ma posso dire che dopo aver passato due giorni British Museum, due e mezzo nella National Gallery, uno alla Tate Modern, uno alla Tower of London e dopo aver visitato l’abbazia di Westminster, il London Aquarium (che fa cagare per inciso), Madame Tussaud’s (vedi aquarium), Camden di giorno e di notte, Portobello Market, Notting Hill di notte, Borough Market e mille altri posti, direi che la mia medaglietta da turista me la sono guadagnata.
Ma non ho fatto solo quello: in tre settimane ho cercato anche di respirare anche la città (pur sempre vista da uno di passaggio) e la sua aria mi è piaciuta assai. Non faccio paragoni perché non sono titolato ma il risultato della somma indigeni inglesi e Londra è più che positivo.
Mi ha molto colpito anche la sua multiculturalità imponente e considerando che ho alloggiato per la prima volta in ostello (Palmers Lodge, ve lo consiglio) ne sono uscito con contatti (imparando qualcosa da un po’ tutti loro) canadesi, americani, costaricani, australiani, olandesi, norvegesi, inglesi, irlandesi, polacchi, baschi (perché se dici spagnoli se la prendono), neozelandesi, sudcoreani, francesi, tedeschi, brasiliani e anche italiani, perché Londra è davvero piena di italiani (altro che luogo comune). Alla National Gallery ho alzato il volume dell’audio guida perché non ne potevo più di sentir parlare italiano nelle sale
Ne ho anche un po’ abbastanza di Enrico VIII e la sua famiglia nonché progenie ma questa è storia per un altro post se mai ci sarà.
Ok lo ammetto: questo post è proprio brutto perché partorito una settimana dopo rispetto a quando sarebbe dovuto nascere, chiedo venia, anzi sorry che è sicuramente la parola che ho sentito e pronunciato di più in quelle settimane.
Ci sentiamo nel 2018 quando avrò finito di sistemare le foto.
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