Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

mar/10

16

In piedi

Ai tempi delle scuole praticavo parecchia atletica. Prevalentemente il salto in alto e la corsa.

La corsa in velocità, non quell’altra dove corri per un sacco di tempo. A me piaceva correre e dare il massimo in non più di 100, 200 metri. Facevo anche la staffetta, nell’ultimo blocco. Quello in cui arrivi al traguardo per ultimo e tutti i tuoi compagni confidano che tu riesca a recuperare un eventuale distacco. A volte ci riesci, quelli sì che sono bei momenti. Uno sport di squadra singolare dato che la responsabilità non sempre è divisa equamente.

Ero piuttosto bravo nell’atletica e il motivo, a parte la ovvia combinazione tra doti e preparazione atletica che ognuno deve avere, era che mi allenavo con gente più brava di me.

Persone che saltavano più in alto, persone che correvano più veloce. Atleti più forti, più esperti, più capaci.

Provate a correre i 100 o i 400 metri piani in una corsia da soli in allenamento, riprovate a correrli con una persona che mediamente è più veloce di voi.

Trovarmi circondato di persone più brave ed esperte era per me stimolo per migliorare, per poter correre più veloce di loro, tirare fuori quei 3 o 4 centimetri in più nel fosbury per poter portare a casa un pezzo di metallo con un colore più importante.

Oggi non corro né salto più ma la sostanza non cambia. Da quando ho scoperto la fotografia cerco in tutti i modi di studiare e capire la vita di coloro che ammiro e invidio, cerco di guardare il maggior numero di foto possibile per ispirarmi e conoscere, cerco di scattare per trovare la mia finestra sul mondo.

Sono circondato da persone più brave di me in ogni situazione ma mi manca qualcosa, qualcuno. A differenza dei tempi dell’atletica ora non ho un allenatore, una persona che mi spinga, che mi stimoli, che mi distrugga e mi ricostruisca per la prossima sfida, per diventare migliore. È troppo tempo che non ricevo critiche alle mie fotografie, siccome a me generalmente non fanno impazzire ci deve essere una percezione totalmente diversa tra chi le guarda (voi) e chi le fa (io).

Non mi interessa sentirmi dire bravo (ovviamente fa piacere), non mi interessa sentirmi dire “eh si ma non ti preoccupare, tanto fai foto da meno di un anno, è normale”.

Non è una questione di mera ambizione, non credo nemmeno sia magia nera. Poter assorbire il talento e ricevere critiche da chi si ammira è un ottimo modo per migliorare, per non sedersi.

In piedi, dai.

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