Non so quanti mesi fa ho sentito parlare per la prima volta di questo matrimonio da una stringata telefonata di mio padre ma più che rispondere “sì ci sarò” non feci. E intanto passavano le settimane (o erano mesi?).
(Se non siete appena spuntati sul mio blog avrete capito quanto bizzarra sia la mia famiglia…)
Matrimonio di chi!? Me lo sono domandato per un po’ ma poi ho rinunciato a capire: la mia famiglia biologica è talmente grande che a volte non so se la persona che ho davanti sia imparentata o sia amica di mio padre o sia amica di qualche amico di mio padre o altro. Questo ovviamente crea qualche problemino se sono “ormonalmente” interessato a cotal persona…
Torniamo al matrimonio. Passano un po’ di giorni e mio padre spunta fuori chiedendomi se ho un vestito nero-con-scarpe-nere-e-camicia-bianca-rigorosamente-bianca-con-vestito-nero-e-scarpe-nere. Ovviamente aveva qualcosa in mente. Dopo la mia risposta affermativa decide comunque di comprarmene uno. E infatti un bel giorno torno a casa e mi ha comprato un vestito talmente grande che neanche se mi metto un cuscino nastrato sul sedere riesco a indossare senza perdere i pantaloni. Morale della favola? Mi tengo il mio.
La sera prima del matrimonio sto ancora aspettando di capire chi cavolo si sposa, dove cavolo si sposano, a che cavolo di ora mi vengono a prendere, se e chi cavolo devo portare, dove cavolo ho il rendezvous con mio fratello. Boh, non so un cavolo. E tutto si risolve alle 22.30, tanto per darmi qualche ora di vantaggio.
Rullo di tamburi, arriva il fatidico giorno. Dopo essere arrivato al luogo dove sta la Chiesa Apostolica blah blah in tre minuti vengo dotato di cravatta gialla, mi spiegano che io in quanto primogenito di mio padre (che come ben sapete dal post del 15 luglio è un pezzo grosso di non so che) faccio parte del seguito dello sposo, scopro che lo sposo è il figlio di uno che conosco e l’ho visto ben una o due volte nella mia vita, che siedo esattamente dietro il padre dello sposo e che (già lo sapevo) non capisco un cazzo quando mi parlano in Yoruba
Il tutto è stranamente figo, anche se non mi abituerò mai a 2 ore e mezza di messa con canti, balli, gospel, lettura dell’antico testamento, del nuovo testamento, di qualche altro testamento, di balli, canti, di mio fratello allibito e scoglionato, di me che devo fingere di essere remotamente religioso per un giorno ecc. ecc. Ah dimenticavo anche che il pastore ha voluto conoscermi personalmente. Doh.
Ovviamente in mezzo a tutta quella bailamme i due si sono anche sposati eh
Finito il festino religioso (le chiese protestanti son fottutamente più cool del cattolicesimo, lo dico se magari siate interessati ad una conversione) cominciano le foto e qui, avvicinato dal solito tizio che mi conosce anche se io non conosco lui, faccio una scoperta assurda! Stanno tentando di trovarmi una fidanzata, oh my god! In pratica mi viene presentata sta poveretta (nel senso che probabilmente la pensa come me) che in un misto di imbarazzo e disinteressamento non cago per tutto il giorno.
Finalmente, all’alba delle ore 5pm, cominciamo a mangiare (la cerimonia iniziò alle 12 e qualcosa). E qui si manifesta la solita riverenza che mi viene sciorinata addosso: un amico di mio padre decide che io e mio fratello dobbiamo mangiare per primi (quando ancora mancavano invitati! e gli sposi non erano nemmeno arrivati perché erano a fare altre foto!!). Che strano mondo. Immaginatevi la scena di me e mio fratello che mangiamo in uno dei tavoli con tutti che ci guardano e NESSUNO ripeto NESSUNO che oltre a noi due mangia. Ahahahahaha. Assurdo. Ma non so un cavolo della maggior parte delle usanze quindi non oso lamentarmi.
Arrivati gli sposi ricomincia la festa. Balli e canti, preghiere, cibo, canti, balli, foto e via dicendo fino a notte fonda (sebbene io e mio fratello ce ne andiamo prima). La festa è andata avanti per un altro giorno intero. Altro che i matrimoni all’italiana!
Faccio notare che la serata è finita con un timido complimento alla ragazza di cui sopra e un “vi vedremo in chiesa?” con risposta “seeeeeeeeeeee” (aggiungo io: “come no”) in coro dei fratelli Oluyede
Cosa mi è rimasto: una “potenziale fidanzata” che non mi interessa e probabilmente non rivedrò mai a meno che non vada a cercarla, un paio di nuovi amici, un sacco di gente simpatica e che ci adora anche se non c’entriamo un cazzo con il resto degli africani che conosco, un sacco di foto, i sorrisi delle mie sorelline, la meravigliosa gentilezza delle famiglie africane, i sorrisi degli sposi, la luce negli occhi del pastore quando parlava del valore del matrimonio (anche lui è felicemente sposato), una cravatta gialla fichissima e una moka (perché tradizione vuole che gli sposi facciano piccoli regali a chi ha fatto loro un regalo per il matrimonio).
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