Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

ott/06

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Getting things done

Devo dire che la presentazione su GTD al BzaarCamp di Milano fatta da Alessio Bragadini mi ha ispirato e grazie all’influenza che mi sono beccato ho trovato il tempo per tuffarmi in questa semplicissima metodologia di organizzazione.

Sostanzialmente è una serie di cose sensate che se messe in pratica dovrebbero aiutarci a gestire meglio le nostre giornate. Niente di fantascientifico o da setta para-religiosa, semplicemente best practices.

Ho appena finito di svuotare la mia mente (sicuramente ho dimenticato qualcosa) per metterne il contenuto nella inbox (rimando alle slide di Alessio e al materiale che potete trovare sul suo sito per approfondimenti) e mi sono accorto che le cose da portare a termine sono più di quelle immaginate :-)

Come strumento sto usando il mio editor di testi preferito: TextMate che ha una estensione per il GTD. TextMate in coppia con il fido iCal di Mac OSX direi che è un buon inizio.

Vediamo un po’ come vanno le cose e se finalmente la mia lista delle cose da fare comincia a diminuire…

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11 commenti for Getting things done

Federico Fasce | 13 ottobre 2006 at 20:02

Textmate ha un’estensione per il GTD? Oh, boy, non me ne ero mai accorto…

Nicola Larosa | 13 ottobre 2006 at 23:53

Ehi Lawrence, ho appena scoperto il tuo blog in italiano, mi scateno un po’. :-)

Guarda un po’ che coincidenza, è qualche anno che giro intorno a GTD, e proprio in queste ultime settimane mi sono deciso e ho tirato su il mio sistema. In effetti mantiene le promesse, mi sento ancora più organizzato (e già avevo le inbox email sempre vuote, e l’archivio email, e l’archivio web).

In passato m’ero infognato cercando di gestirlo sul Palm (ora sostituito da un Nokia 770); stavolta sono andato low-tech: file system! Tutto a base di mkdir e touch, directory e file vuoti (uso solo il nome). Funziona bene. :-)

Sono però tentato dall’usare un db relazionale come backend, e sto ancora cercando il frontend giusto. Per ora ho messo questo progettino sotto Someday/Maybe, un giorno si vedrà… ;-)

Lawrence | 14 ottobre 2006 at 01:20

@Federico: Si, uso GTDAlt: http://skiadas.dcostanet.net/a.....lt-bundle/

@Nicola: in fondo il file system non è da sottovalutare, se dovessi stufarmi di sti tecnicismi delle keyword in Textmate creerò una cartella apposta (magari sotto subversion :P )

Nicola Larosa | 14 ottobre 2006 at 09:04

Ho parecchia altra roba sotto controllo versione (uso Mercurial), ma GTD no, credo che fare add e commit tutto il tempo rallenterebbe troppo l’uso.

Tengo comunque la roba vecchia, limitatamente al calendario e ai progetti, mettendo una tilde all’inizio dei nomi di file e directory, per indicare l’avvenuto completamento.

Lawrence | 14 ottobre 2006 at 11:13

Capito. Io non ho molta roba sotto source control. Non ho fatto il passo “metti la home sotto source control”, prima o poi lo farò (quando la sistemerò). Ecco, altra action da mettere nella inbox :-)

Alexander | 10 novembre 2006 at 17:14

Io mi sono appassionato al gtd da un pò di tempo e ho scritto sul mio blog ottantaventi una introduzione al GTD e alcuni trucchi che ho addottato.

Commenti e suggerimenti sono benvenuti !

ciao alexander

Lawrence | 10 novembre 2006 at 18:36

Eh eh avevo letto il tuo post nella mia avventura nel GTD ma devo essere sincero rivelando che per ora non funziona con me, o io non funziono con lui. L’ho un pò accantonato per vari motivi. Forse anche perché non l’ho capito appieno. Devo leggermi il libro…

Nero per caso » Doers vs Watchers | 20 dicembre 2006 at 14:17

[...] In seconda battuta (è davvero una espressione di merda ma la uso lo stesso) c’è da considerare la discretizzazione di queste cose che ci rendono watchers. Il buon senso (ma anche filosofie come GTD) ci dice che per risolvere un problema troppo grosso possiamo dividerlo in sotto problemi e affrontarne uno alla volta. La somma delle parti ci porterà all’agognato obiettivo, al netto dei problemi lungo il percorso. La megalomania decisamente cozza con questo spirito nel fare le cose. Volendo si può tentare anche la scalata del “problemone”, incrociare le dita e sperare di riuscire a risolverlo tutto in un botto. [...]

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