Non riuscivo a trovare un titolo decente nella nostra amata lingua quindi ho tenuto il titolo in inglese. Ieri ho visto la puntata numero 26 di Grey’s Anatomy (in lingua originale, come sempre) e una volta tanto mi ha dato di che pensare, seriamente parlando.
La puntata in sé non è niente di speciale ma c’è un dialogo in particolare tra due protagonisti che si sentono impotenti (watchers appunto) davanti alle loro vite e a ciò che accade intorno a loro, in contrasto con i loro amici che invece agiscono, combattono, fanno (doers).
Io non so quale dei due sentirmi. In prima battuta credo dipenda dal contesto che si considera. Se si considerano cose troppo grandi (o addirittura inarrivabili) divento certamente un watcher, altrimenti è tutta questione di volontà per potermi definire un doer. Questa chirurgica divisione delle cose però va a scontrarsi con la possibilità che credendo in ciò che si fa e in ciò che si vuole ottenere determinate cose irraggiungibili diventano praticabili e questo irrimediabilmente mi trasformerebbe da watcher a doer o meglio quasi-doer.
In seconda battuta (è davvero una espressione di merda ma la uso lo stesso) c’è da considerare la discretizzazione di queste cose che ci rendono watchers. Il buon senso (ma anche filosofie come GTD) ci dice che per risolvere un problema troppo grosso possiamo dividerlo in sotto problemi e affrontarne uno alla volta. La somma delle parti ci porterà all’agognato obiettivo, al netto dei problemi lungo il percorso. La megalomania decisamente cozza con questo spirito nel fare le cose. Volendo si può tentare anche la scalata del “problemone”, incrociare le dita e sperare di riuscire a risolverlo tutto in un botto.
Io aggiungo anche una terza possibilità: accorgersi che quello non è il problema che devi risolvere e risolvere quelli che hanno quel problema per conseguenza. Tornare alle origini, per intenderci.
Il post è incompleto, la mia testa è più confusa di prima, il gigantesco problema che devo risolvere è ancora li ma è la volta buona che divento un doer su tutta la linea, stronzo ma doer.
<< Quel momento
















Pingback: conundrum