Antonio Cangiano risponde alle fatidiche domande che gli indigeni (in Italia) gli fanno regolarmente: quando torni?, non ti manca il tuo paese, blah blah blah.
Lo fa scrivendo un post dettagliato da cui cito:
E poi ci sono io che ricevo alcune offerte di lavoro in Italia per lavori che richiedono grande competenza e responabilità, ma che offrono una paga giornaliera pari a circa quello che guadagno in un’ora di lavoro qui a Toronto. Stiamo parlando della stessa persona (me) con le stesse conoscenze. Gli straordinari dove lavoro io sono volontari e pagati una volta e mezza la paga standard e ho la flessibilità di lavorare da casa. Lavoro da meno di un anno nella stessa azienda e ho già ricevuto diversi premi per il mio lavoro (alcuni molto sostanziosi) e un aumento proposto dall’azienda senza chiederlo. Tanto per darvi un’idea, l’aumento sullo stipendio (che è già molto generoso) è grosso modo pari all’intero stipendio della 31enne laureata di cui sopra.
[...]E il mio datore di lavoro sa darmi qualcosa che in Italia viene offerto raramente: il rispetto verso il lavoratore e la possibilità di lavorare su tecnologie emergenti ed innovative. Qui il professionista viene considerato una risorsa rara che deve essere tutelata, e molte aziende fanno di tutto per trattenere i propri talenti. Il contratto a tempo indeterminato è prassi comune.
Io aggiungerei il fatto (citato da Antonio nel suo post) che qualsiasi cosa dice un uomo di chiesa è sempre in prima pagina sui nostri giornali e abbiamo parte di un simpatico quadro che tutti tristemente conosciamo.
Aspettando il digitale terrestre
















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