Nero per caso | Il mio flusso di coscienza

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Martedì 23 novembre sarà il mio ultimo giorno di lavoro. Non sono stato licenziato, non ho problemi di salute, ho deciso in piena coscienza di lasciare il mio lavoro a tempo indeterminato e ben pagato nel centro di Milano.

Se io decidessi di riporre la penna ora (la tastiera più che altro) questa mia dichiarazione sarebbe velocemente liquidata come una follia (e forse in parte lo è). Chi lascia il lavoro al terzo anno di un tempo indeterminato, in una nazione in crisi economica?

Ho deciso di fare un salto nel buio.

Vi riassumo brevemente la mia storia lavorativa: scopro l’informatica molto presto, faccio qualche lavoro durante le scuole superiori, entro in una startup milanese in cui credo fortemente e che fallisce perché il CEO sparisce e i soldi con lui (peccato, eravamo anni luce avanti nel mondo dei set top box dell’intrattenimento), vengo selezionato per il Google Summer Of Code, porto avanti altre collaborazioni con aziende italiane e non, partecipo a progetti opensource, mi informo, studio, imparo, scrivo pezzi di libri di informatica o ne faccio revisioni tecniche. Nel 2007 entro in un’azienda seria, una di quelle in cui una settimana dopo il colloquio ti chiama l’amministratore delegato per chiederti quando puoi passare a fare due chiacchiere e a firmare il contratto a tempo indeterminato.

Tre anni sono passati ed eccomi qui a chiudere questa spessa pagina della mia vita adulta, pagina che mi ha portato ad uscire di casa, a cambiare città, a scoprire le molte possibilità che una metropoli ti offre. In questi tre anni si sono inserite persone, amicizie, idee, sogni, progetti, la passione per la fotografia, tanta musica, la vita insomma.

Parto dalla famosa frase di Lennon che (traduco a braccio) dice: “la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altro”.

Io da molto, troppo tempo, ero impegnato a fare altro senza dare ascolto alla mia vita, ai miei sogni, e a quello che gli americani chiamano “gut feeling“. Ho deciso di provarci, ho deciso di scommettere su me stesso, di provare a cambiare.

Ho paura, sarei fuori di testa altrimenti, ma le sono seduto a cavallo sopra, non mi sto facendo guidare da essa.

Chissà se Lennon ha ragione, lo scoprirò molto presto, a spese mie.

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nov/10

7

Dance

Consciousness expresses itself through creation. This world we live in is the dance of the creator. Dancers come and go in the twinkling of an eye but the dance lives on. On many an occasion when I’m dancing, I’ve felt touched by something sacred. In those moments, I’ve felt my spirit soar and become one with everything that exists. I become the stars and the moon. I become the lover end the beloved. I become the victor and the vanquished. I become the master and the slave. I become the singer and the song. I become the knower and the known. I keep on dancing and then, it is the eternal dance of creation. The creator and creation merge until one wholeness of joy. I keep on dancing and dancing… and dancing, until there is only… the dance.

– Michael Jackson

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ott/10

21

Lemonade

Un milione di giorni fa, precisamente il 15 febbraio, “intercetto” un post di Simone Brunozzi a proposito di un film chiamato “Lemonade”. Guardo il trailer, ne rimango incuriosito e memorizzo l’informazione in una piccola scatola all’interno del mio cervello. Passa il tempo e il 23 agosto questa torna in superficie e mi decido ad ordinare il DVD. Passa ancora del tempo e finalmente oggi lo guardo.

Lemonade è un breve film (circa 35 minuti) che racconta della creatività delle persone nei momenti di difficoltà, un bell’esempio di come usare il talento per dare una sterzata alla propria vita dopo essersi ritrovati senza lavoro. Mi è piaciuto, decisamente.

Il DVD costa $9.99 più $4.20 per la spedizione che sommati fanno 10.12 EUR.

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set/10

21

Illmatic

Illmatic è uno di quegli album scolpiti nelle pietre della storia musicale americana. Nasir “Nas” Jones creò il suo capolavoro proprio con la sua opera prima. Un album che è un viaggio nel proletariato urbano della New York inizio anni ’90. Un bravissimo MC (soltanto ventenne ai tempi) che usa la parola come un esperto pittore. La sua tela è la città che lo circonda, le sue pennellate scorrono forti e precise. Le basi forniscono struttura a quello che risulta essere uno spaccato di realtà lungo 40 minuti. Tratta da Illmatic è la canzone N.Y. State Of Mind, una di quelle tracce che le mie orecchie hanno consumato “a più non posso”. Da ascoltare, magari anche per capire da dove nasce l’ispirazione per Empire State Of Mind di Jay Z.

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set/10

15

Strattone

Quando ti accorgi che non hai davvero più niente in comune con una persona, che i discorsi “pasta, pizza e mandolino” ti annoiano mortalmente, quando la risposta alla domanda “novità?” è “niente di che” detta un po’ così per evitare di continuare la scomoda conversazione significa che è arrivato il momento di staccare la spina, con un forte strattone.

ago/10

9

Foto gialle

Cosa

Avete presente quelle foto fatte dalle compatte o dalle reflex che però hanno tutte un colore giallo/arancio? Ecco. Son quelle foto in cui sembra che tutti (compresi i mobili e gli altri oggetti inanimati) abbiano l’epatite. Non è bello far sembrare la gente sorridente un po’ malata. Siccome non è giusto che mi lamenti senza spiegare come evitare il problema a posteriori, ho provato a fare un mini tutorial su come togliere il giallo dalla foto in maniera semplice. Alla fine del post cerco di spiegare perché le foto (di solito scattate durante una cena al ristorante) escono gialle e come evitare, in anticipo, che questo accada.

Come

Partiamo dalla foto “gialla” (uso una foto che ho trovato nel mio hard disk, per non offendere nessuno):

foto gialla

Questo è il risultato finale di una foto dove gli oggetti hanno il colore più realistico possibile:

foto finale

Photoshop (con un file JPEG): dal menù immagine (Image) selezionate i livelli (oppure con Ctrl+L, Mela+L) e vi compare la seguente finestrella:

Selezionate la pipetta indicata dalla freccia a sinistra (la pipetta colorata di nero) e cliccate sulla parte più scura dell’immagine (preferibilmente qualcosa di nero al 100%). Selezionate la pipetta bianca e cliccate sulla parte bianca della vostra immagine (anche qui meglio se bianco al 100%). Il risultato sarà verosimilmente la nostra foto finale di cui sopra.

Photoshop (con un RAW aperto da Camera RAW):  premete I (i di imola non la elle) e cliccate su un punto bianco (oppure nero) della vostra immagine. Anche qui vale la stessa regola di prima: meglio un punto totalmente bianco o totalmente nero.

Gimp: dal menù Colors (Colori?) selezionate Levels, il resto è come con Photoshop

iPhoto: dopo aver aperto/importato l’immagine gialla selezionate il bottone Edit, poi il bottone Adjust. Regolate Temperature e Tint finché non vi sembra di ottenere una tonalità naturale

Immagino che la procedura sia simile anche per altri programmi a cui però non ho accesso. Confido nelle vostre risorse.

Perché

Premessa: lascio da parte la fisica e le teorie sul colore. Quando scattate una foto non fate altro che catturare della luce diretta o che viene riflessa dagli oggetti circostanti. Questa luce attraversa il diaframma della macchina fotografica per essere memorizzata dal sensore (o dalla pellicola). Essa ha un colore (o più di uno nel caso di sorgenti di luci diverse) anche se appare bianca all’occhio umano (in breve: perché è una combinazione RGB). Il colore, banalmente, si misura in temperatura colore (usando i gradi Kelvin): più è alta la temperatura colore più il colore è freddo. Riformulo: i colori freddi (verso il blu) hanno altissima temperatura, quelli caldi hanno una temperatura bassa (verso il rosso). La temperatura di base a cui sono impostate le reflex digitali (di solito) è 5500 °K (la luce del giorno, cercate “daylight” nel manuale o nelle impostazioni). La temperatura delle lampadine al tungsteno è di 3200 °K circa. Quello che nelle reflex è indicato come “bilanciamento del bianco” (white balance) non è altro che la regolazione di questa temperatura in base alla luce dominante della scena che state fotografando. Ora ci sono tutti gli elementi per capire il perché delle foto gialle.

Conclusione

Fate attenzione all’impostazione del bilanciamento del bianco della vostra fotocamera in base alla luce dell’ambiente. Se scattate in RAW potete facilmente correggere l’eventuale “errore” di bilanciamento a posteriori.

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lug/10

29

Imago vitae

Firmo il retro di due foto mentre ascolto la colonna sonora di “In the mood for love” di Wong Kar-Wai. Nat “King” Cole con Te Quiero Dijiste scorre dentro di me. A me Kar-Wai sta già simpatico, come può non star simpatico uno che si chiama Wong Kar-Wai e crea una tale perla di film?

Confucio diceva “Chi parla senza modestia troverà difficile rendere buone le proprie parole”. Io, senza falsa modestia, dico che in questo momento mi sento fortunato perché sono sicuro di aver realizzato qualcosa di buono. Una persona, che ringrazierò per l’eternità, mi ha chiesto di acquistare due mie foto. Questo bel gesto mi ha fatto ricordare nuovamente quanto sia bella la fotografia perché mi ha permesso di sedermi sulla mia scrivania di vetro illuminata dalla luce della lampada da tavolo, prendere in mano una penna e scrivere lentamente il mio nome in corsivo sul retro di due pezzettini di ricordi. Kafka aveva ragione a dire che si fotografa per allontanare immagini dalla propria mente. Per poterle avere sempre davanti agli occhi, aggiungo io.

Grazie E.

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giu/10

16

Olaf, Stern

Non so mai come cominciare i post per cui questo evito di iniziarlo. Facciamo finta che questo post sia già cominciato e che io sia già a metà dell’opera perché chi è a metà dell’opera è a buon punto, no?

Quel che volevo dire è che oggi, dopo una tranquilla giornata in ufficio, sono corso a vedere una mostra (due mostre nello stesso posto a dire il vero). La mostra è una mostra di fotografia, di quelle in cui vai e vedi delle magnifiche foto appese e torni a casa e sei migliore di prima perché tanto lo sai che le immagini cambiano la tua vita ogni santo giorno. Le foto appese lì a questa mostra erano decisamente di questo tipo. Le guardi, ti fermi davanti e non sei più lo stesso. Non che sei una persona diversa, sei solo un po’ più ricco, ricco dentro, che non è mai una brutta cosa.

La prima mostra è di Erwin Olaf, ripeto: E R W I N O L A F. So già che qualcuno starà dicendo << e chi è? >>. Io dico che non importa chi è, importa che quando vedi queste foto stampate su una parete non sei più lo stesso, perché Olaf è uno che ha capito come si fa a trasmettere il proprio modo di vedere con la fotografia e lo fa deponendo pezzettini della sua testa nelle sue creazioni. Io le considero opere d’arte, non mi interessano i formalismi. Questa è arte, punto. Le serie Dusk, Dawn e Grief resteranno per sempre stampate nella mia testa.


Lascio un po’ di spazio libero così potete andare a guardarvi le sue foto prima di continuare a leggere.



Fatto? Ok, torniamo ad Olaf. Giro per la mostra e trovo Olaf che risponde ad un sacco di domande generiche sul suo lavoro, poi compro il suo libro, vado a rompergli le scatole per farmelo firmare e intanto mi faccio spiegare come fa le sue creazioni (ovviamente non ho capito granché ma è un inizio). Lo incrocerò di nuovo più tardi facendomi scattare un paio di foto insieme a lui (mentre mi faccio spiegare che attrezzatura usa). Insomma, un quiz dopo l’altro mentre lo distraggo.

La mostra numero due è di Phil Stern, un fotografo di tutt’altra lega, che ci lascia dei documenti di infinito valore, catturando gioia e tristezza di persone che non smetteranno mai di essere nel nostro immaginario e invece per lui erano lì e le toccava con mano e le fotografa per farci sognare. Beato lui. Stern è nato nel 1919, si porta dietro una bombola di ossigeno (sì, era presente alla mostra e ho fatto un mucchio di domande) ed è uno di quelli che li ha fotografati tutti.

James Dean, Sammy Davis Jr., Frank Sinatra, JFK, Anita Ekberg, Sofia Loren, Sidney Poitier, Jack Lemmon, Dean Martin, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Alfred Hitchcock, John Wayne, Tony Curtis sono i primi che mi vengono in mente. Un infinito, inestimabile valore. Ovviamente gli ho chiesto come è stato interagire con Frank Sinatra e il Rat Pack, da buon fan del gruppo.

Ho applaudito nel mio cuore quando ad un insistente personaggio che continuava a chiedergli informazioni sull’attrezzatura, sulla postproduzione, sulla scelta della pellicola, il signor Stern ha risposto leggermente infastidito dicendo: << it’s all about the image, the content >> (la cosa che importa è l’immagine, il contenuto).

L’euforia non è ancora finita, la mostra tornerò a vederla perché è delirante “dribblare” un sacco di addetti ai lavori, invitati, parenti e persone come me. Ora ho una di quelle storie da raccontare ai nipoti e sono un po’ più ricco, dentro.

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giu/10

13

Ben di dio

Ben Harper è dio, cioè se dio esistesse e fosse un musicista sarebbe Ben Harper ma anche se non esistesse sarebbe Ben Harper perché Ben Harper è dio. Non c’è altra possibilità.

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giu/10

6

Uomo senza

“Un uomo che non frequenta donne è un uomo senza. Non è un uomo e basta, nient’altro da aggiungere. È un uomo senza. Può dimenticarselo, ma quando si ritrova davanti, lo sa di nuovo. [...] Toccare la mano di una donna, per un uomo senza, è un salto nel sangue. Non ci si dovrebbe toccare, donna e uomo, facendo finta che è tutt’altro.”

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