Buio. Come la totale estinzione della capacità di usare la vista, per ore. Buio. Come lo spazio attorno che non si misura più in distanze e dimensioni ma in sensazioni. Buio. Come la stanza da ascoltare, da ascoltare e ascoltare. Buio. Come la differenza di peso nel bicchiere per capire di quanto è riempito. Buio. Come il tavolo da toccare per trovare piatti, bicchieri, forchetta, coltello e bottiglie. Buio. Come il piatto da annusare per capire cosa contiene. Buio. Come la totale fiducia verso chi ti accompagna. Buio. Come la forza della voce che non sai misurare. Buio. Come la confidenza che in poco tempo devi dare e avere con i tuoi compagni di avventura.
Una cena con tanti sconosciuti con cui semplicemente chiacchieri liberamente imparando a fidarti della loro voce perché non hai altro modo per capire le espressioni e le emozioni.
Luce. Come lo schiaffo che ricevi dentro quando tutto è finito e i tuoi occhi ricominciano a vedere, a farti capire che con la luce spenta c’è chi ci vive, per davvero.
(pensieri sparsi dopo una cena al buio all’Istituto dei Ciechi a Milano)
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