A lei non importava della sua bellezza, ne era consapevole, la usava come una comoda sciarpa per proteggersi dal freddo mondo.
Ciò che però non poteva sapere era l’effetto che scatenava sugli uomini. O meglio, me.
Chissà cosa cercava di nascondere dietro al trucco e all’aspetto sempre curato.
Un neo? Una delusione? Oppure una candida insicurezza verso ciò che la circonda?
Forse c’è un codice nascosto che io non sono in grado di decifrare. Non posso, non mi è permesso.
Posso però descrivere la sensazione che ho provato la prima volta che l’ho vista.
Era una tiepida mattina di fine estate. Il mio primo giorno di lavoro. Ricordo la folla alla stazione, ricordo il modo stupido in cui ero vestito; forse per fare una buona impressione a capi e colleghi. Una prigione per la mia abituale trasandatezza.
Lei era lì, sola e così concentrata. Impossibile non fermarsi ad osservarla. Come una pennellata di bianca luce su uno sfondo nero.
Le sue belle mani un po’ troppo curate, il suo portare i tacchi con totale disinvoltura.
Tutto per me era un segno di quanto fosse padrona del suo corpo. Tutto per me era segno di consapevolezza. Tutto.
Ma ciò che sconvolgeva davvero erano i suoi occhi. Il suo sguardo. Il colore? Il taglio? La dimensione?
La luce è la mia risposta.“Devo conoscerla” mi sono detto.
L’ho fatto. E da quel momento nella mia testa è nato questo elogio alla sua bellezza.
E ancora non ho cominciato a parlare del suo sorriso…
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