È passata una vita dall’ultima volta che ho scritto qui, tre mesi e mezzo. L’ultimo post (Del parco e della velocità) racconta delle sensazioni in un quartiere di Parigi in cui non vivo nemmeno più e che non vedo da un paio di mesi.
Sono cambiate tante cose: ho cominciato a fare un lavoro che mi ha occupato e mi occupa una media di 12 ore al giorno, ho cambiato casa, ho meno soldi di quanti ne avessi quando sono partito, sono stato in Italia alcuni giorni, ho conosciuto delle persone a me ora care, quelle stesse persone sono partite da Parigi per continuare la loro vita altrove, ho visitato mostre, la mia fotografia non va più tanto bene, sono stato a New York per le vacanze, una sola persona è venuta a trovarmi dall’Italia, ho girato a caso per la città con la bicicletta, ho sperimentato un po’ di solitudine (sensazione non del tutto scomparsa), ho letto tanti libri, non ho ancora imparato il francese, ho visto tantissimi film, sono uscito a correre, a mezzanotte, prima di scrivere questo post alle due di mattina. Ci sono tante altre cose da scrivere ma il post si tramuterebbe in un elenco, una cronistoria di tre mesi e mezzo. Se qualcuno di voi mi legge e vuole fare una chiacchierata mi trova in mail, il telefono vorrei buttarlo nella spazzatura.
Come dicevo tante cose sono cambiate e tante a breve cambieranno: devo cercarmi un altro lavoro (non posso dire niente ma è meglio cambiare aria), vorrei risparmiare un po’ di soldi e quindi probabilmente cambierò casa per la terza volta in sei mesi, ho scritto su un pezzo di carta cosa voglio fare da grande, ho scritto anche un bell’elenco puntato di come arrivarci a grandi linee, voglio essere più altruista, più onesto con me stesso e smettere di fare cose che non hanno significato. Ah, e imparare a dire no, questa viene di conseguenza.
Dietro casa mia c’è un parco. E quando dico “dietro casa mia” intendo che se giochiamo a nascondino e voi contate fino a 60 io sono già dentro il parco e non mi vedete più. Fino a 30 se mi metto a correre.
Il parco è un completo ecosistema. Erba, piante, corvi, erba un po’ meno verde, uccellini che non so identificare, un lago, dei cigni, un cigno nero, una créperie, bambini, mamme, figli, nonni, coppie, un ristorante, alberi, un boschetto, un campo da basket, giovani, anziani, gente che si finge impegnata, lettori, fotografi, wifi gratis, personale addetto alla cura del parco sempre in giro, tutto insomma.
L’ecosistema come potete immaginare funziona piuttosto bene ma la mia premura è raccontarvi di tre elementi che completano l’equilibrio delle cose: le persone in monopattino, le persone che corrono e quelle che camminano veloce.
Dovete sapere che Parigi è il risorgimento del monopattino. Vivendo a Milano pensavo che quello strano “biciclo” fosse una moda passeggera, ora che vedo stormi di bambini-ragazzi-adulti sfrecciare per la città in monopattino mi devo ricredere. Lo usano persino in salita! Se fossi un produttore di monopattini verrei sicuramente qui a venderli, in Italia non c’è speranza.
Il secondo tipo di persona che bazzica il parco (ma non solo) è il francese di corsa. Non di fretta, intendo quelli che corrono sul serio, con tanto di ipod, scarpe da ginnastica e varie tutine all’uopo (o pantaloni). Passo attraverso il parco almeno 2 volte al giorno (per andare e tornare dall’ufficio) e vedo corridori a tutte le ore, in quantità industriali. Ciò che però mi impressiona di più è che qualsiasi “tipo” di persona corre. Inventatevi una caratteristica e vi posso dire “celo”. Persone di ogni etnia, dimensione e età. La signora anziana se è in salute la trovi di corsa nel parco, la ragazzina sovrappeso c’è, il signore distinto che probabilmente ascolta Rachmaninoff nel suo ipod c’è, il ragazzo in tutina da professionista che corre al doppio della velocità degli altri c’è, la coppia di amici c’è, la coppia e basta c’è, il nerd occhialuto vestito in maniera improbabile c’è, la gnocca stratosferica che non suda mai c’è. Insomma, tutti corrono in questa città! Perlomeno nel 14esimo arrondissement.
Il terzo tipo di persona è il francese di fretta. Esco di casa, salgo sull’Avenue che mi porta al parco e già comincia la corsa. La signorina in pantaloni e tacchi visibilmente più bassa di me che per qualche legge fisica non sembra avere problemi a camminare al doppio della mia velocità (e io già sono impostato in velocità Milano all’ora di punta) si dirige verso il parco, lo attraversa in un battibaleno (scalini compresi che portano alla fermata della RER), in un movimento coordinato appoggia la borsetta sul lettore magnetico e appena io alzo la testa del mio libro è già all’interno del treno. Il momento più alto però avviene quando scendo dal treno a Chatelet-Les Halles e la gente è sempre in modalità “velocità Milano per 2″ su una scala mobile orizzontale! Avete letto bene, la gente fa i 100 all0ra su una scala mobile orizzontale e ti viene anche addosso, quasi sempre dimenticando di scusarsi.
Osservare i parigini è davvero divertente, dovrei portarmi dietro una videocamera una volta o l’altra.
À bientôt.
Quella che segue è una cronistoria, più per me che per chi legge ma spero che abbia comunque un senso.
Sono finalmente arrivato a Parigi e sebbene il mio francese non vada oltre la corretta pronuncia della erre e pochi altri accenti, me la sto cavando. L’altro ieri al mio arrivo T., una delle mie tre coinquiline (almeno temporaneamente) è venuta a prendermi alla Gare de Lyon e mi ha aiutato con le valigie. La casa è in una zona davvero carina nel 14eme arrondissement, al piano terra. Tutta bianca, tanta luce, parco enorme vicino, stazione della metro e della RER, supermercato, brasserie, cinema, ecc. ecc. È tutto qui intorno
Peccato che dovrò verosimilmente trasferirmi da tutt’altra parte tra un mese.
Le tre coinquiline, T., E. e A. sono decisamente simpatiche. Una, A., è canadese ed è qui per imparare il francese e lavorare, le altre due sono colombiane: T. è ingegnere meccanico e E. istruttrice di danza e fitness.
Il secondo giorno, ieri, mi sono svegliato presto per andare in esplorazione della zona e della città. Ho cercato di sembrare il meno turista possibile ma quando ti perdi nelle “rue” vicino a Notre-Dame e vaghi con la mappa il tentativo viene meno.
Dopo essermi perso (avendo però trovato una wifi aperta vicino alla chiesa) sono andato a cercare qualcosa da mangiare e cercando di seguire le abitudini locali ho preso una baguette (chiamarlo panino è riduttivo) farcita.
Nel pomeriggio ho girato ancora un po’, per le Jardin du Luxembourg, le Louvre e le Jardin des Tuileries.
La serata è stata la mia prima e reale esperienza di vita parigina. L’unica persona nativa che conosco mi ha portato prima ad un vernissage di giovani artisti che esponevano in una galleria a Le Marais (pittori, fotografi, scultori, artisti digitali) e poi a L’Alhambra nel 10eme arrondissement. Inizialmente mi aveva detto che era una festa-concerto il cui tema doveva essere il riciclo (Le Recycling Party Tour). Il tema si è rivelato reale, ciò che ha sorpreso entrambi però è stato ascoltare, gratis, un bravissimo gruppo francese, The Enjoys, ma soprattutto Nneka, una grandissima cantante tedesca-nigeriana che mette davvero la sua anima nei suoi pezzi accompagnati da reggae, rap, pop, ritmi tribali e un tocco di musica latino americana.
Che dire, un ottimo inizio di vita Parigina.
Oggi ho fatto un salto al parco per navigare con la wifi gratis (siamo senza internet, ora sto usando una chiavetta di SFR), leggere e mangiare, poi sono stato in quello che sarà il mio futuro ufficio in Rue de Rivoli a conoscere i colleghi e stasera mi aspetta una lezione di Zumba a cui non posso sottrarmi, tornerò a pezzi!
Au revoir!
Il tre gennaio ho pubblicato un post (in inglese) con tre propositi per il 2011, realistici e concreti: creare un portfolio fotografico, fotografare il mio primo servizio di moda e andarmene.
Il portfolio l’ho cominciato (creato è una parola definitiva che non è meglio usare in questo contesto) e lo trovate qui: http://www.lawrenceoluyede.com/. Come potete immaginare ci ho messo parecchio tempo per decidere quali foto mettere e come. Ogni giorno mi viene voglia di cambiare insieme e ordine, per adesso lo tengo così. Da qualche parte si deve cominciare e ho cominciato.
Sul secondo proposito sono ancora un po’ al punto di partenza(anche per via del terzo): avevo in cantiere un progetto che è sfumato a “causa di forza maggiore”. Questo come altri rimangono scolpiti nella materia cerebrale e non demordo
Non voglio mettermi fretta però. La nota positiva è che domani sarò in studio (sono a Londra ora, fino a 14 aprile) per un workshop con Lara Jade dalla quale cercherò di assorbire il più possibile
Il terzo proposito è uno di quelli che mi ha preso in contropiede, chi mi conosce sa che sono abbastanza anglofilo ed esterofilo in generale. Penso che ogni persona abbia il diritto di vivere dove preferisce (anche se le leggi quasi mai vanno in questa direzione). Su esortazione di un’amica mi sono deciso a rispondere ad un’offerta di lavoro e insieme alla risposta ho lasciato un’intraprendente lettera di presentazione. Questa mail si è tramutata in una serie di colloqui di lavoro e in un contratto che mi porterà a lavorare a Parigi a partire dal mese di Maggio. Cambio lavoro, città, nazione, lingua (che ignoro totalmente), sostanzialmente quasi tutto.
Mi porterò dietro due anni e mezzo di esperienze milanesi (buone e cattive), mi porterò dietro le cose che ho imparato, mi porterò dietro le mie capacità, la fotografia, i miei pregi e i miei difetti. Spero di lasciare in Italia un po’ di cose sgradevoli del mio carattere e un po’ di cose e persone sgradevoli che ho visto intorno a me. Non faccio i salti di gioia per il fatto di “allontanarmi” da tutte le belle persone conosciute online e offline in questi anni e tutte le persone che mi porto dietro da tutta la vita come la mia cara famiglia. È tutta la vita che voglio fare un’esperienza lontano dal posto in cui sono cresciuto.
Ora è il momento. Non so il francese. Non conosco Parigi. Non conosco la Francia. Conosco solo qualche fotografo francese del presente e del passato. Partirò solo con la fotocamera, dei vestiti, il computer e un vocabolario. Credo che mi troverò bene, proprio perché ogni posto può diventare una casa con gli ingredienti e le persone giuste.
Au revoir!
Tempo fa mi sono iscritto ad un concorso online, “Artists Wanted”. Lo scopo del concorso è di trovare i migliori autoritratti tra i partecipanti. L’idea mi piace molto e anche il concetto di autoritratto mi piace molto: aiuta a prendere confidenza davanti e dietro la fotocamera, a prendere confidenza con il proprio corpo e, ultimo ma non meno importante, aiuta a sperimentare con nuove tecniche fotografiche.
Qui potete trovare la mia pagina del progetto: http://lawrenceoluyede.see.me/aw2011. Se vi piace e avete voglia di aiutarmi potete votare cliccando le stelline in alto a destra nella pagina.
Hanno anche recentemente scritto una recensione sulle mie foto nel blog del progetto. Grazie a tutti quelli che hanno votato ma soprattutto grazie alla persona che mi ha convinto a partecipare, tanto sai chi sei A.
Ho aperto un sito cercando di infilarci alcune mie foto, poche ma buone insomma: http://www.lawrenceoluyede.com/
Ho anche scritto un post in cui parlo della fantastica fotografa Sally Mann
Ieri, in Piazza di Spagna a Roma, mi sono immerso nella lettura della parte rimanente del bellissimo libro “Lezioni di Fotografia” di Luigi Ghirri. Sarebbe da citare per intero ma mi limito alle pagine su cui ho fatto “l’orecchio”. Il libro è una raccolta delle lezioni tenute dal fotografo all’Università di Reggio Emilia durante il periodo 1989-1990. Ecco cosa diceva riguardo alle regole fotografiche:
Il problema dei principianti e le loro delusioni derivano proprio da questa non dico scarsa conoscenza, ma da questo scarso approfondimento delle regole. Incontro moltissima gente che dice: “Io a fotografare non imparerò mai, i numeri mi fanno impazzire”. Intanto i numeri sono due, sono tutti e due frazioni, il tempo in frazioni di secondi e il diaframma in frazioni di apertura, se uno si ricorda queste due cose e comincia a ragionarci si accorge che è veramente tutto di una semplicità enorme, non è niente di astruso, complicato o difficile. Vi sto mettendo di fronte a problemi risolvibilissimi con una pratica e un’attenzione normale. All’inizio dell’Ottocento, quando addirittura c’era ancora una percezione della chimica al confine tra l’alchimia e la magia, in tanti dicevano: date una macchina al mio portinaio, in due giorni diventerà un fotografo provetto.
Un paio di passaggi relativi al valore dell’attrezzatura:
Se prendete una macchina che sia manuale e automatica, o semiautomatica, l’automatismo, dopo aver fatto un certo tirocinio, vi permetterà di dimenticarvi della macchina. La macchina è assolutamente irrilevante per quello che riguarda il vostro modo di vedere, di rappresentare il mondo esterno, allora quando avrete acquisito una certa consapevolezza, a quel punto potrete adoperare anche gli automatismi.
Per quanto è possibile, leggete il libretto di istruzioni della macchina fotografica, c’è scritto tutto.
Infine, il valore della tecnica:
La tecnologia utilizziamola come liberazione, non come costrizione. Invece spesso in fotografia accade l’opposto: la tecnologia diventa l’impedimento a una liberazione. Quello che vorrei insegnarvi io, possibilmente, è proprio l’utilizzo semplice della tecnologia, per evitare di farla diventare un muro contro cui andiamo a sbattere tutte le volte che vogliamo fare una fotografia
Leggetelo, è anche più bello di quello che sembra.
Voglio andare a sentire un concerto di Jack Johnson, voglio andarci in shorts e Vans, voglio andarci in riva all’oceano, voglio andarci bevendo una birra e voglio andarci mano nella mano con una ragazza con un sacco di tatuaggi.
Saluti dall’innevata Stoccolma. In questi giorni e durante tutto il viaggio aggiornerò il blog 5ivecities, dovrebbe essere bilingue ma gli ultimi due post sono soltanto in inglese, appena trovo un attimo di tempo li traduco.




